” ” La recezione di un documento del magistero, “più che un fatto mediatico, deve essere visto soprattutto come un evento ecclesiale”, in quanto “si tratta di una parola autorevole che fa luce su una verità di fede o su alcuni aspetti della dottrina cattolica contestati o travisati da particolari correnti di pensiero e di azione”. Lo ha detto il Papa, che ricevendo in udienza i partecipanti alla Sessione plenaria della Congregazione per la dottrina della fede si è soffermato sulla “recezione dei documenti magisteriali da parte dei fedeli cattolici, spesso disorientati più che informati dalle immediate reazioni e interpretazioni dei mezzi di comunicazione sociale”. Al contrario, è nella “valenza dottrinale”, ha precisato Giovanni Paolo II, che risiede il “carattere altamente pastorale” dei documenti magisteriali, “la cui accoglienza diventa occasione propizia di formazione, di catechesi e di evangelizzazione”. Di qui la richiesta del Papa di “prevedere modi opportuni di trasmissione e di diffusione” di tali testi, la cui “piena conoscenza” è un dovere “innanzitutto dei Pastori della Chiesa, primi responsabili dell’accoglienza e della valorizzazione del magistero pontificio come insegnamento che contribuisce a formare la coscienza cristiana dei fedeli di fronte alle sfide del mondo contemporaneo”. Tra queste ultime, Giovanni Paolo II ha citato il “diffuso relativismo” e la “tentazione di un facile pragmatismo”, da contrastare con l’annuncio del Vangelo tramite la “testimonianza della vita”. Quella della Chiesa, ha ribadito il Papa, è “una missione che ha fra le sue priorità anzitutto l’unità della fede e della comunione di tutti i credenti”, che va “continuamente riscoperta e opportunamente difesa”.