“Il razzismo è un virus presente in molti Paesi ed in molti esseri umani. In tempi normali c’è una piccola minoranza di razzisti in ogni Paese, ma in epoche di crisi questi aumentano rapidamente. Noi israeliani siamo come tutti gli altri popoli. Anche tra noi ci sono fanatici che odiano gli arabi. Ma è nostro dovere contrastarli”. È quanto afferma Uri Avnery, giornalista e scrittore israeliano, tra i fondatori di Gush Shalom, movimento che si batte per la difesa dei diritti umani e la pace tra israeliani e palestinesi, in un articolo sul sito www.gush-shalom.org e pubblicato sul Sir che riporta anche commenti sul Giorno della memoria che si celebra oggi. Trattando il tema dell’antisemitismo dibattuto in queste settimane in Europa, Avnery afferma che “il numero di antisemiti nel vecchio Continente non è cresciuto casomai diminuito. Ciò che invece sono cresciute sono le critiche al comportamento israeliano nei confronti dei palestinesi. Gli europei ogni giorno guardano in tv quello che l’esercito israeliano compie nei Territori. Si tratta del conflitto più seguito dai media, Iraq escluso, poiché Israele è più ‘interessante’ data la lunga storia degli ebrei in Europa e perché Israele è più vicino ai media occidentali che non i Paesi africani o musulmani”. Tuttavia, per lo scrittore “chi critica Israele per alcune sue azioni non può essere accusato di antisemitismo. Ma chi odia Israele perché è uno Stato ebraico è un antisemita. E’ controproducente presentare tutte le critiche ad Israele come antisemite. Molti, infatti, di coloro che criticano il comportamento israeliano nei Territori Occupati, non sono antisemiti”. “La confusione conclude – è che gli ebrei sono visti e si considerano ‘vittime’ ed in effetti lo sono state come una ‘nazione di vittime’. Per questo il mondo chiede perché le vittime di un tempo, oggi, non riescono ad evitare altre vittime”.