CARD. RUINI A CONSIGLIO PERMANENTE CEI: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana È un intervento sereno, quello con cui il cardinal Ruini ha aperto i lavori del Consiglio Permanente della CEI, con un ampio esame della situazione italiana. Serenità non significa certo tacere i problemi, le discussioni, le tensioni. Ma guardare ad essi senza rinchiudersi nei limitati orizzonti degli interessi a breve. In questo senso suggerisce una prospettiva e un tono che molto bene farebbero al Paese nel suo complesso, di fronte alle numerose sfide di questi mesi.
” “Vengono tutte puntualmente ricordate. Parla di riforme istituzionali, tema da maneggiare con cura e competenza, di riforma dello Stato sociale e di aumento del costo della vita. Parla del caso Parmalat e di terrorismo, di legge Gasparri e di procreazione medicalmente assistita. E considera con attenzione la complicata evoluzione dell’Unione Europea come pure l’urgente impegno per la pace rilanciato in concreto dal Ppa e sempre incagliato prima di tutto nel grande groviglio della Terrasanta.
” “Il punto è ancora una volta riuscire a guardare al nocciolo dei problemi e dunque delle soluzioni, ma soprattutto dar vita ad un circuito virtuoso di “intese e collaborazioni”. Forse il bandolo della lunga transizione italiana, ma anche del momento complicato dell’Unione Europea, è molto semplicemente qui. È nella difficoltà a cominciare ad articolare un linguaggio comune, una dinamica di bene comune, in cui possano trovare il giusto spazio le contrapposizioni, ma non siano tali da impedire di intravedere e di lavorare a prospettive comuni e condivise di sviluppo.
” “Certo non è facile delineare dei percorsi concreti. Eppure ritornano quelle indicazioni che Giovanni Paolo II aveva proposto di fronte ad una inedita situazione di crisi politica, sociale ed istituzionale, dieci anni fa. Diceva il Papa di guardare alle necessità concrete del Paese e valorizzare le grandi risorse presenti nella società italiana, senza dimenticare che l’Italia, proprio in forza della sua identità cristiana, molto poteva offrire anche all’Europa.
” “Ci sono concrete possibilità che crescano le ragioni, gli spazi, le possibilità di percorsi condivisi, di una trama di consenso, su cui articolare la necessaria dialettica culturale, politica, istituzionale? Non è vago irenismo, ma è probabilmente qui che c’è la grande prospettiva di lavoro, di presenza, di iniziativa dei cattolici italiani. Non per trovare un insipido “minimo comune”, ma per dare esempi di presenza e di servizio, sviluppare intorno a concrete risposte autentiche convergenze. Per questo bisogna sapere dire dei no e dei sì, bisogna essere sempre attenti alla vita, alle ragioni della vita, ove la fede diventa indicazione precisa e aperta di principi e concreta operosità quotidiana.
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