” “”In un’ora di televisione per ragazzi si possono contare fino a 25 atti di violenza. Prima di aver terminato la scuola elementare un bambino vede in media in tv tra gli 8 e i 12 mila omicidi e più di 100 mila atti di violenza (verbale e morale oltre che fisica): tutto ciò ha effetti negativi, educativi e catartici o nessun effetto?”: è la domanda rivolta da Anna Oliverio Ferraris, docente all’Università La Sapienza di Roma, ai partecipanti al seminario “Se va in onda la violenza”, svoltosi oggi nella capitale su iniziativa del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione tv e minori. “La violenza televisiva – ha proseguito Oliverio Ferraris citando i dati di varie ricerche in materia, tra le quali una pubblicata dall’Università del Michigan nel 2003 e condotta su un campione di 329 persone di entrambi i sessi per 15 anni – persuade i giovani che l’aggressività è accettabile quando ad usarla sono gli eroi più carismatici; alla lunga ciò finisce per erodere l’avversione naturale dell’individuo verso la violenza”. Sono ancora i genitori, secondo la docente, a dover “prestare attenzione perché i canali televisivi saranno sempre più numerosi e non è pensabile una commissione etica che possa controllarli tutti”; inoltre, “anche se si trattasse di una programmazione di qualità, i genitori devono mettere un limite all’esposizione alla tv dei propri figli che hanno bisogno di agire, giocando e confrontandosi con il mondo esterno”.