CRAC PARMALAT: COZZOLI (TEOLOGO),”PRESTARSI ALLA TRUFFA È PECCATO DI COMPLICITÀ”

“I crac finanziari mettono a nudo un ‘buco’ e una ‘voragine’ nella coscienza morale. Certamente di chi ha frodato e approfittato: gente senza scrupoli, dominata dal principio del tornaconto. Non importa se a capo della catena della frode o tra gli anelli intermedi. Perché prestarsi alla truffa è già un peccato: peccato di complicità”. Commenta così mons. Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, in una nota (disponibile domani su old.agensir.it), il crac della Parmalat. “Il ‘buco’ e la ‘voragine’ – afferma Cozzoli – sono ancor prima nella coscienza morale collettiva, espressione dell’habitat morale in cui siamo e ci muoviamo, dove la trasgressione e la furbizia pagano più della legalità e dell’onestà”. In questo modo, prosegue il docente, “si spengono le coscienze e si scaricano le molle del bene, cedendo a tutte le tentazioni. Tra le più ammalianti quella del denaro: una tentazione che s’è fatta più insidiosa per le inedite possibilità di incremento. Tra queste la trasformazione finanziaria di gran parte dell’economia, campo oggi di transazioni e speculazioni di denaro”. A tal proposito mons. Cozzoli ricorda che “anche la finanza, non meno dell’economia, domanda una coscienza e una tavola etica. Prima di tutto sul piano personale, perché il denaro ha valore di mezzo e non di fine. E poi sul piano politico, perché il bene comune domanda il governo della finanza, attraverso norme certe e rispettate di tutela dei risparmiatori e della loro fiducia, di correttezza dei bilanci e di trasparenza delle transazioni finanziarie”.