“La pace autentica e duratura”, ha detto oggi il Papa al corpo diplomatico, “non può ridursi ad un semplice equilibrio tra le forze presenti; è soprattutto il frutto di un’azione morale e giuridica”. Altro tema del discorso papale, il “terrorismo internazionale”, che “seminando la paura, l’odio ed il fanatismo, disonora qualsiasi causa esso pretenda di servire”. “Ogni civiltà degna di questo nome è il monito del Papa suppone il rifiuto categorico dei rapporti di violenza. Ecco perché non potremo mai rassegnarci ad accettare passivamente che la violenza tenga la pace in ostaggio”. Oggi “più che mai”, sostiene Giovanni Paolo II, “è urgente giungere ad una sicurezza collettiva più efficace che doni all’organizzazione delle Nazioni Unite il posto e il ruolo che gli spettano”, imparando dalle “lezioni del passato lontano e recente” e partendo dalla “certezza” che “la guerra non risolve mai i conflitti tra i popoli”. Menzionando “tutti i membri del corpo diplomatico che, nel corso degli ultimi anni, hanno perduto la vita o hanno sofferto a motivo del loro mandato”, Giovanni Paolo II ha reso “un omaggio del tutto particolare” a mons. Michael Courtney, il nunzio apostolico recentemente assassinato in Burundi: “Come tutti i nunzi e i diplomatici ha detto il Papa egli ha voluto prima di tutto servire la causa della pace e del dialogo. Saluto il suo coraggio e la sua preoccupazione di sostenere il popolo burundese nella marcia verso la pace e verso una fraternità più grande”. Il Papa ha ricordato anche la “memoria ” di mons. Sergio Veira de Mello, rappresentante speciale dell’Onu in Iraq.