"Mercantilismo esacerbato, competitività aggressiva, violenza contro persone e cose, fino ad arrivare persino al degrado dell’ambiente o all’offesa dell’identità culturale di chi accoglie". Questi gli "abusi" principali e le "deviazioni" possibili nel mondo dello sport, denunciati dal Papa nel Messaggio per la XXV Giornata mondiale del turismo, che si celebrerà il 27 settembre sul tema "Sport e turismo: due forze vitali al servizio della reciproca comprensione, della cultura e dello sviluppo dei Paesi". Nel messaggio, Giovanni Paolo II si sofferma sul rapporto tra turismo e sport, e invita a "prestare la dovuta attenzione alle deviazioni che purtroppo continuano a verificarsi" in ambito sportivo, esortando al contrario a promuovere "uno sport che tuteli i deboli e non escluda nessuno, che liberi i giovani dalle insidie dell’apatia e dell’indifferenza, e susciti in loro un sano agonismo; uno sport che sia fattore di emancipazione dei Paesi più poveri ed aiuti a cancellare l’intolleranza e a costruire un mondo più fraterno e solidale; uno sport che contribuisca a far amare la vita, educhi al sacrificio, al rispetto e alla responsabilità, portando alla piena valorizzazione di ogni persona umana". Il Santo Padre non manca di delineare quella che definisce la "giusta pratica dello sport", che "deve essere accompagnata dalla temperanza e dall’educazione alla rinuncia" e richiede "un buon spirito di squadra, atteggiamenti di rispetto, apprezzamento delle altrui qualità, onestà nel gioco e umiltà per riconoscere i propri limiti". Qualità, queste, necessarie per praticare lo sport non solo a livello "di élite", ma anche "in molti altri casi meno spettacolari, quali le attività sportive in ambito scolastico o in quelle delle associazioni di quartiere o di località": dalle squadre nazionali, quindi fino ai "modesti circoli sociali", alle "famiglie, giovani e bambini" e a "quanti fanno dell’esercizio fisico uno degli scopi importanti dei loro viaggi".