"Un anno contrassegnato da violenze e gravi violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa". Così viene delineato il 2003 dal Rapporto Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre) 2004 sulla libertà religiosa nel mondo, presentato oggi a Roma. L’instabilità politica si riflette sulla vita delle comunità religiose in America latina dove la sola Colombia registra quasi 3 milioni (il 10% del totale mondiale) di sfollati, costretti ad abbandonare i luoghi d’origine a causa della guerriglia sia politica che legata al narcotraffico e in Paraguay si moltiplicano le minacce di sequestro rivolte ai vescovi locali. Nel continente asiatico, la guerra in Iraq e il propagarsi del fondamentalismo islamico hanno creato tensioni anche in Paesi dove esisteva una convivenza più o meno pacifica tra comunità religiose (Bangladesh) o aggravato tensioni e discriminazioni già esistenti (Pakistan). A ciò si aggiungono le ripetute persecuzioni dei cristiani nei Paesi a maggioranza islamica (Filippine, Indonesia) e il mancato rispetto della libertà religiosa nelle repubbliche ex sovietiche (Georgia, Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan). In Africa, infine, non cessano i conflitti, anche a carattere etnico-religioso, che da anni insanguinano alcuni Paesi: la guerra civile in corso da 10 anni in Burundi (nonostante gli accordi di pace firmati nel 2000); il conflitto civile scoppiato in Sudan nel 1983 che ha raggiunto solo nel 2002 un accordo per il cessate-il-fuoco, non sempre rispettato; il conflitto in Nigeria causato, nel 1989, dall’introduzione della legge islamica in 12 Stati.