” “”Combattere la povertà attraverso il risparmio, favorendo la costituzione di un patrimonio personale che permetta alle famiglie svantaggiate di poter contare su piccole riserve di ricchezza e contribuendo così al benessere dell’intera società”. Questo l’obiettivo dell’asset building, uno strumento di lotta alla povertà, una “idea” di politica sociale sostenuta dall’Ocse attraverso il suo programma per lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione a livello locale (Leed). Se ne parla nel Rapporto “L’asset building e l’uscita dalla povertà. Un nuovo dibattito sulla politica del welfare”, presentato oggi a Roma al Cnel. Si tratta di uno strumento “non alternativo ma integrativo, che vede protagonisti le istituzioni, le ong e i gruppi imprenditoriali che operano a livello locale”. I programmi di asset building, già adottati in molti Paesi non solo dell’area Ocse, estendono forme di incentivazione al risparmio a tutti coloro che ne sono esclusi. Cercano, infatti, di stimolare le famiglie povere a risparmiare piccoli importi, da utilizzare poi non solo per far fronte a eventuali oscillazioni dei redditi di sussistenza, ma soprattutto per scopi specifici che possano aiutare a uscire dalla condizione di povertà, per esempio l’acquisto di una casa. In genere, il programma incentiva il risparmio integrandolo con un sussidio pubblico o privato. In pratica, il cliente si impegna a risparmiare regolarmente piccoli importi per un determinato periodo, ai quali il programma aggiunge un ulteriore ammontare, e alla fine potrà utilizzare il denaro risparmiato più i fondi integrati che avranno fruttato gli stessi interessi. Si crea così una piccola riserva di ricchezza, che può servire per comprare un’abitazione, per avviare un’impresa, per investire nell’istruzione.