” “”L’ineguaglianza è fonte di conflitto”, e le “aspettative negate in certi casi e a certe condizioni generano disordine sociale e perfino l’accettazione della violenza come forma di espressione sociale”. Il grido d’allarme è venuto da mons. Silvano Tomasi, rappresentante della Santa Sede all’ XI sessione della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviuppo (Unctad XI), svoltasi nei giorni scorsi a San Paolo del Brasile. Soffermandosi sui “fondamenti etici” a partire dei quali “va edificato ogni ordinamento economico”, Tomasi ha inviato la comunità internazionale a “risolvere i grandi nodi che ostacolano la crescita integrale dei Paesi meno sviluppati”, prima di tutto l'”ineguaglianza”, spesso fonte di “conflitto” e di “violenza”. “L’eliminazione della povertà aumenta la coesione sociale e diventa un mezzo di sviluppo sostenibile”, ha fatto notare l’esponente vaticano, sollecitando a porre tale obiettivo come “obiettivo comune”, partendo dalla consapevolezza che “insieme con l’investimento in infrastrutture, l’investimento sul capitale umano è il fattore decisivo per assicurare una crescita sostenibile piuttosto che effimera”. Oltre alla “dimensione economica”, ha fatto notare il rappresentante della Santa Sede, “basata sull’integrazione dei mercati”, esiste una globalizzazione “culturale ed etica”, basata su una “comune presa di coscienza degli aspetti culturali coinvolti nel processo di integrazione”. “Povertà, protezione dell’ambiente, sicurezza, diritto allo sviluppo”: questi, secondo Tomasi, i problemi principali che la comunità internazionale deve affrontare, per far sì che la globalizzazione non si traduca in “marginalizzazione” e per ridurre le “ineguaglianze” tra Paesi e tra diverse zone di uno stesso Paese.