Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Il Papa ancora una volta è stato chiaro ed esplicito: "non si tagliano le radici da cui si è nati". Così sul trattato costituzionale varato finalmente dal vertice di Bruxelles, si è espresso, improvvisando in polacco, all’Angelus. Questo non significa che la Santa Sede e lo stesso Pontefice non esprimano la propria soddisfazione "per questa nuova ed importante tappa nel processo d’integrazione europea, sempre auspicata ed incoraggiata", come si legge nella dichiarazione del portavoce vaticano. Ma Giovanni Paolo II ha messo in evidenza la differenza che corre tra un "trattato costituzionale " ed una "costituzione". Il primo regola rapporti tra Stati che pure stanno faticosamente procedendo in un processo di cessione bilanciata di sovranità. La seconda esprime uno slancio creativo.
Sul piano del trattato, dal punto di vista della Santa Sede "è motivo di soddisfazione l’inserimento nel trattato della disposizione che salvaguarda lo status delle confessioni religiose negli Stati membri ed impegna l’Unione a mantenere con esse un dialogo aperto, trasparente e regolare, riconoscendone l’identità e il contributo specifico". Il rammarico non è dunque legato a ragioni particolaristiche: in fin dei conti l’approvazione dell’art.51 della bozza proposta dalla convenzione rappresenta un significativo passo in avanti, superando un ostracismo istituzionale verso le Chiese e le confessioni religiose di ascendenza statalistico-giacobinia ormai francamente indifendibile. Ma per arrivare alla costituzione occorre fare molto di più, fare fino in fondo i conti con i grandi valori della civiltà europea di ieri e di oggi per potere costruire un edificio duraturo e persuasivo.
Il lavoro è di lunga lena, per dare all’Unione Europea quel respiro che è atteso in un mondo globalizzato, ma alla ricerca sempre più affannosa di un baricentro. Sarà l’impegno di questi anni, per arrivare da un "trattato costituzionale" ad una vera e propria "costituzione", realizzando un’inedita e creativa sintesi istituzionale capace di tenere insieme le ragione dell’unità e quella della molteplicità dei livelli e dei soggetti. Gli stati devono fare la loro parte. Ma gli stati sono in affanno, come dimostrano le elezioni europee e lo stesso defatigante negoziato per il trattato. Così come sono in affanno le forze politiche. Per questo il Papa, dicendo chiaro il suo pensiero, continua a pungolare tutti, governi e forze politiche, ma anche tutti i soggetti istituzionali e sociali che caratterizzano la società europea, a guardare avanti e in profondità, a impegnarsi con sempre maggiore convinzione per quel traguardo di civiltà che è l’Europa unita. Le sue radici cristiane, che sta prima di tutto agli stessi cristiani sempre meglio rinvigorire, al servizio del bene comune, sono la più forte garanzia e il più dinamico motore.” ”