"La vittoria dei populisti esprime la reazione dei cittadini alla politica nazionale nella quale non vi è molta giustizia nei confronti dei lavoratori". E’ il commento al Sir di mons. Jonas Kauneckas, vescovo di Panevěis (Lituania) e presidente del Consiglio per l’apostolato dei laici, alla scelta degli elettori chiamati a votare, oltre che per il Parlamento europeo, anche per la designazione di un nuovo presidente dopo la destituzione, il 6 aprile, di Roland Paksas. Commento che si aggiunge a quello di molti altri vescovi europei raccolti dal Sir e pubblicati oggi su old.agensir.it. Di fronte ai risultati elettorali che hanno visto la vittoria del "Partito del lavoro" guidato dal miliardario di origini russe Viktor Uspastkitsh (48,15% il dato di affluenza alle urne), il vescovo di Panevěis ha ricordato il discorso rivolto di recente al Parlamento nazionale "per richiamare i responsabili del Paese ad una maggiore attenzione verso i cittadini, e ad impegnarsi più a favore dei poveri piuttosto che a favore di chi governa i capitali" e ha dichiarato: "La gente vuole più giustizia nella società" ed è stanca "di sfruttamento e corruzione". Come nella maggior parte dell’Europa, la popolazione ha votato contro i partiti tradizionali, "preferendo schieramenti privi di tradizione, ma dalle promesse mirabolanti di risolvere i problemi interni del Paese", dimostrando così "di non avere ben chiare le funzioni dei parlamentari europei" ha commentato il presidente della Commissione elettorale Zenonas Vaigauskas. Anche per il docente dell’Università di Vilnius e giornalista cristiano Paulius Subaleius "alcuni lituani sperano che sia ancora possibile realizzare il paradiso in terra. Per questo oltre un terzo della popolazione ha votato per partiti che promettevano mari e monti; il che non è di competenza del Parlamento europeo". Ma vi è anche un segnale positivo: se dei 13 seggi del Parlamento, 5 sono stati assegnati al partito populista, gli altri sono stati ripartiti fra popolari (3), liberaldemocratici (3) e socialisti (2). Prova che, ha concluso Subaleius, "gli elettori dei partiti tradizionali hanno scelto gli schieramenti che corrispondevano di più ai criteri indicati dai vescovi lituani nella loro lettera in occasione delle elezioni, quali la collaborazione con i grandi partiti internazionali, la passata partecipazione dei capolista in qualità di osservatori ai lavori dell’Europarlamento, l’impegno dimostrato nel passaggio dal sistema sovietico alla democrazia".