” “”La protezione accordata ai rifugiati va considerata non solo dal punto di vista delle procedure legali. E’ necessario riflettere anche sulla dimensione sociale del diritto e promuovere un approccio che metta al centro tutta la persona”. Lo ha affermato oggi a Roma il direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), Christopher Hein, in occasione del workshop in corso all’Università “La Sapienza” “L’integrazione possibile esperienze e pratiche d’integrazione” durante il quale sono stati presentati i risultati di alcune indagini “sul campo”. Nando Sigona, Oxford Brookes University, ha effettuato delle ricerche in Svezia, ritenuta “un modello altamente qualificato di politiche per l’integrazione”. “Metà degli stranieri residenti nel Paese – ha spiegato – erano negli anni Novanta dei rifugiati. In Svezia viene stipulato un vero e proprio ‘contratto di integrazione’ tra strutture pubbliche ospitanti e rifugiato, che prevede un sostegno attraverso corsi di lingua, orientamento sociale, iscrizione alla sanità, e che può durare fino a tre anni. Il problema costituito dallo scarso numero di statistiche del livello di successo di tali politiche impedisce di dare un giudizio certo sul loro esito”. Silvia Mussano, della University of Ulster, ha illustrato il caso dell’Irlanda “Paese estremamente ospitale nell’immaginario dei turisti, ma dagli abitanti piuttosto timorosi nei confronti dell’immigrazione. L’11 giugno gli elettori hanno infatti deciso di emendare l’articolo della costituzione che prevedeva che la cittadinanza irlandese ed una serie di diritti ad essa collegati (diritto di soggiorno anche per i genitori ancorché stranieri) venissero accordati automaticamente a chiunque nascesse sull’isola”.