"L’astensionismo dei polacchi era prevedibile: il fatto che abbiano vinto gli schieramenti più a destra o di tipo conservativo è dovuto sicuramente all’attuale situazione politica, dove la sinistra cerca di tenere in piedi a tutti i costi un governo in grave crisi. La gente ha avvertito questo profondo disagio e lo ha tramutato nella scelta di astensione, come forma di protesta": è il pensiero di mons. Zbignew Kiernikowski, vescovo di Siedlce, una delle diocesi a più alta percentuale di astensione. I vescovi polacchi, prima del voto, avevano lanciato un appello alla popolazione con il documento dal titolo "Responsabilità cristiana per la madrepatria", nel quale avevano richiamato “l’importanza di una partecipazione consapevole alla costruzione del comune destino europeo, apportandovi il ricco patrimonio di tradizione cristiana del popolo polacco”. La formazione politica ‘Lega della famiglia polacca’, che si fa portatrice dei valori cristiani di difesa della famiglia fondata sul matrimonio, della difesa della vita, del no all’aborto e all’eutanasia, del rifiuto di legalizzare i matrimoni omosessuali, è risultata il secondo partito, conquistando 10 seggi su 50. Sono in buona parte istanze che la Chiesa condivide e promuove, anche se occorre vagliare il metodo di presenza sul piano politico, perché oggi c’è bisogno di flessibilità e dialogo più che di chiusura. Al di là dei risultati di questo o quello schieramento, il basso livello di partecipazione al voto evidenzia che con queste elezioni si è creata una netta avversione per la politica, fatto molto pericoloso. Nell’appello ai polacchi conclude il vescovo – la Conferenza episcopale del nostro paese aveva sottolineato la grande responsabilità di costruire un avvenire migliore per tutti. È un impegno da perseguire".