” “Per Marian Gavenda, portavoce dei vescovi slovacchi “le elezioni in Slovacchia sembrerebbero confermare una bassa affluenza alle urne, stimata intorno al 20% (fino a tarda sera di ieri non erano stati resi noti exit poll e proiezioni, ndr.). Slovacchi euroscettici? Forse. Ma la colpa è stata di una campagna elettorale priva di contenuti e di programmi e molto superficiale. Se la Chiesa non avesse fatto un appello per il voto avremmo avuto ancora meno votanti. I primi risultati sembrano dare ragione alla coalizione di destra al governo seguita dal partito di centrosinistra Smer dell’avvocato populista Robert Fico. Per l’Europa c’è molto da lavorare”. Come in Slovacchia anche in Slovenia si registra un forte astensionismo. “Dai dati che abbiamo risulta che ha votato solo un elettore su cinque afferma don Andrej Saje, segretario generale della Conferenza episcopale slovena -. Smentendo i risultati della vigilia il centrodestra ha superato la coalizione di Governo di centrosinistra, in carica dal 1991. A questo punto sarà interessante vedere i riflessi di questa votazione all’interno del Paese. Siamo in linea con altri Paesi dove il partito al governo è uscito sconfitto”. In Ungheria mons. Andràs Veres, segretario della Conferenza episcopale ungherese (che già prima delle elezioni si era espressa con una nota che invitava i cristiani ad andare a votare e a verificare quali partiti rispettassero i valori cristiani) auspica che “la vittoria dei conservatori possa portare avanti al Parlamento europeo il processo già avviato da tempo, che chiede la presenza dei valori cristiani nella Costituzione europea e nelle leggi della futura Europa”. A suo avviso il massiccio astensionismo nei dieci nuovi Paesi membri è dovuto al fatto che “i governi non hanno fornito ai cittadini informazioni sull’Ue e sul Parlamento europeo, non hanno parlato del significato di queste elezioni. La gente semplice non ha capito di cosa si trattasse”.