"Certamente il dato dell’astensionismo è un brutto segnale per il futuro dell’Unione. Del resto sono convinto che queste non siano state vere elezioni europee, quanto piuttosto una somma di votazioni nazionali, in cui i temi continentali sono rimasti fuori dalla porta". Ugo Draetta, docente di Diritto dell’Unione europea e di Diritto internazionale presso l’Università Cattolica di Milano, ha posizioni nette rispetto ai problemi che l’Ue incontra in questa fase: "Tra i primi problemi reali occorre far presente che a tutt’oggi il Parlamento europeo non ha pieni poteri legislativi, fatica dunque a essere vicino alla vita dei cittadini, i quali, per la stessa ragione, non si sentono spronati ad andare alle urne. E i governi degli Stati membri, vecchi e nuovi, non sembrano affatto intenzionati a valorizzare l’Assemblea di Strasburgo né tanto meno a trasferire ulteriori poteri alle istituzioni comunitarie". Il giudizio di Draetta sul testo della Carta costituzionale, che potrebbe essere approvato giovedì e venerdì prossimi durante il summit che chiuderà la presidenza irlandese dell’Ue, è altrettanto scettico. "Non è una vera Costituzione, semmai è una sistemazione dei Trattati precedenti. Mancano soprattutto la volontà di dare forza all’Unione nel suo insieme e una visione federalista che, sola, potrebbe fare intravedere il futuro di una Europa unita. Se non si opera in questa direzione, i cittadini continueranno a rimanere freddi di fronte al processo di integrazione".