” “Anche nell’Unione europea è presente il lavoro minorile, le situazioni più gravi sono in Gran Bretagna, Italia, Irlanda, Austria, Spagna. Sono alcuni dati diffusi dall’Organizzazione internazionale del lavoro, in occasione della terza Giornata mondiale contro il lavoro minorile che si celebra oggi. L’Oil ricorda che i bambini sfruttati sul lavoro, e spesso indotti alla prostituzione, sono circa 250 milioni nei cinque continenti, di cui un terzo con meno di 10 anni d’età. La situazione planetaria è di una gravità sconcertante; a un bambino su sei viene “rubata” l’infanzia: “Spesso sono i familiari spiegano i promotori della Giornata in un servizio più ampio disponibile oggi sul Sir on line (old.agensir.it) -, talvolta gli stessi genitori, a costringere i più piccoli al lavoro: la povertà delle famiglie è infatti una delle principali cause del problema”. Secondo dati raccolti anche da Unicef e uffici nazionali di statistica, il problema è di maggior gravità in Asia e Africa; non ne sono però esenti i paesi industrializzati (Est Europa compreso), in cui si calcola che lavorino 5 milioni di ragazzi. Si va dagli impieghi stagionali nelle campagne a quelli nelle piccole imprese familiari, fino ai casi più estremi. Nell’Ue le situazioni più gravi si registrano in Gran Bretagna, Italia, Irlanda, Austria, Spagna, mentre il fenomeno è di minore entità nel Nord Europa. Occorrono dunque Convenzioni internazionali (ne esistono già due) e leggi nazionali, l’azione congiunta di magistrati e forze dell’ordine, ma nessuna iniziativa è efficace, spiega l’Oil, “se non è seguita da azioni concrete di governi, sindacati e organizzazioni imprenditoriali basate sul dialogo sociale, la cooperazione e il coordinamento delle diverse iniziative”. Parlamento e Commissione europea hanno dato vita a decine di iniziative legislative, insistendo sul sostegno concreto alle famiglie povere e promuovendo una “cultura dell’educazione” perché i ragazzi vadano a scuola.