Una campagna elettorale fatta di slogan dove i grandi assenti sono stati i programmi politici. È in sintesi quanto scrive sul Sir di oggi, Marian Gavenda, portavoce della Conferenza episcopale slovacca, in una nota a commento delle elezioni per il nuovo europarlamento che si sono aperte ieri e che si chiuderanno domenica 13 giugno. Per la prima volta andranno al voto anche i nuovi dieci Paesi entrati nell’Ue il 1° maggio, Malta, Cipro, Slovenia, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia e Lituania. “Molte parole dichiara mons. Gavenda – sono state spese per parlare degli stipendi dei futuri deputati – altissimi per la gente comune – invece che per spiegare il funzionamento del Parlamento europeo e l’importanza delle decisioni che prenderà”. Citando alcuni sondaggi che prevedono un forte astensionismo, il portavoce afferma che “la principale preoccupazione dei partiti politici è stata quella di convincere i cittadini ad andare a votare. Le elezioni sono percepite piuttosto come momento di rivalità tra partiti politici”. Proprio per evitare un’emorragia di voti, le Chiese, il Consiglio ecumenico delle Chiese e la Conferenza episcopale slovacca, ricorda Gavenda, “hanno invitato i fedeli a votare. I vescovi in una lettera pastorale diffusa per le elezioni hanno sottolineato la responsabilità morale dei cittadini nel momento del voto, invitandoli a ricordare quei valori di solidarietà, di sussidiarietà, di giustizia e di pace che fanno parte del patrimonio e dell’eredità cristiana, troppo spesso dimenticata dai raggruppamenti politici a Bruxelles”. “È passato poco più di un mese dall’ingresso della Slovacchia e di altri nove Paesi nell’Unione europea: sembra – conclude – che la vita continui a correre con i suoi ritmi normali. Restano i problemi di prima, la sanità, la situazione economica e sociale e la corruzione. Nei media si fanno più forti i tentativi di marginalizzare le informazioni sulla Chiesa. Per costruire l’Europa, ci vuole ancora tempo, pazienza, prudenza e coraggio”.