Il frutto di una “contraddizione” tra la legge 194, che “consente l’aborto selettivo per motivi eugenetici”, e la nuova legge sulla procreazione medicalmente assistita, che invece “vieta la diagnosi preimpiantatoria e qualunque intervento finalizzato alla soppressione dell’embrione, anche malformato”. Salvino Leone, dell’Istituto siciliano di Bioetica di Palermo, commenta in questi termini al Sir il caso di Cagliari, dove un giudice del tribunale per la prima volta in Italia dopo le nuove norme sulla procreazione assistita ha accolto la richiesta di “aborto selettivo” avanzata da una donna di 25 anni, incinta di due gemelli, uno dei quali affetto da betatalassemia. Con un “decreto d’urgenza”, il giudice ha accordato alla donna l’interruzione della gravidanza, all’undicesima settimana. “Casi come questo commenta Leone suscitano scalpore perché arrivano subito dopo l’approvazione della nuova legge sulla fecondazione artificiale, ma in realtà sono il risultato di una procedura presente da sempre, grazie alla legge 194, che consente l’aborto selettivo, a volte anche in fasi più precoci di quella in questione, tramite la riduzione embrionale”. Nel fatto di cronaca in questione, tuttavia, “l’aborto diventa ancora più inaccettabile, visto che è il risultato di una scelta tra il figlio ‘buono’ e quello ‘cattivo'”. La “discrepanza” tra la legge sull’aborto e la nuova legge sulla procreazione assistita, spiega l’esperto, è una “contraddizione” frutto di “due leggi con due principi ispiratori diversi”. “Il problema puntualizza però Leone non sta in eventuali modifiche alla nuova legge, che rispetta i diritti dell’embrione, quanto nella legge sull’aborto, che non li rispetta”. Leone conclude avanzando la richiesta che la nuova legge sulla procreazione assistita “rimanga così com’è”, e che “non venga etichettata come ‘legge cattolica’, ma come una legge improntata ai principi della bioetica personalista, cui possono riferirsi cattolici e laici”.