” “”Condannando le nostre famiglie a vivere isolate, tagliando quei vincoli interfamiliari che soli possono farle sopravvivere, la nostra società sta di fatto isterilendo e soffocando le famiglie”. E’ l’allarme lanciato dal vicegerente della diocesi di Roma, mons. Luigi Moretti, intervenuto ieri sera nella basilica di San Giovanni in Laterano al convegno ecclesiale diocesano (fino al 9 giugno) su “Famiglia diventa ciò che sei… nella Chiesa e nella società”. All’incontro, aperto dal cardinale vicario Camillo Ruini che ne traccerà le conclusioni e le indicazioni, erano presenti folte rappresentanze di parrocchie, movimenti, associazioni e comunità religiose. La società, ha proseguito Moretti, “sta frustrando quel desiderio di fecondità dell’amore, insito nel nostro stesso patrimonio genetico, condannando le famiglie a non avere figli o ad averne pochissimi, e comunque non fornendo più a quei pochi nati, non solo molti dei servizi essenziali alla loro crescita, ma innanzitutto quel terreno di sane e protette relazioni interpersonali, fondamentali per l’educazione intellettuale, morale, civica e religiosa dei più giovani”. Un compito delicato e complesso nel quale “una famiglia è esposta al naufragio” se viene lasciata sola in una società dove certi valori né si praticano, né si insegnano, ma molto spesso si irridono o si disprezzano”. Sulla famiglia come “soggetto sociale” si è soffermata la presidente del Forum delle associazioni familiari, Luisa Santolini. “Da una parte sembrano ormai maturi i tempi perché la nostra società, troppo a lungo condizionata da preclusioni ideologiche, riconosca la soggettività della famiglia ha osservato -, dall’altra sembrano esistere le condizioni affinché le famiglie assumano il ruolo che compete loro nella vita sociale, rafforzando notevolmente la propria soggettività sociale nelle forme che la democrazia e lo Stato sociale rendono possibili”. Per Santolini, tuttavia, la soggettività sociale della famiglia “è sempre meno vista dai politici e dagli apparati statali, per via delle difficoltà che il sistema politico-amministrativo ha di osservare il suo ambiente”. Ad “osservarla”, invece, è la società civile, ovvero “quelle sfere che hanno nella famiglia il loro stesso soggetto costituente”. Ma occorre maggiore autoconsapevolezza: “la stessa società civile” ha infatti “difficoltà a darsi una rappresentazione della famiglia e stenta a riconoscere gli esiti delle proprie azione in essa e su di essa”.