"La procreazione è un atto di vera libertà, perché coinvolge l’uomo e la donna nella loro reciproca donazione, disponendoli ad accogliere la vita come un dono e non come una conquista". È quanto ribadisce, in una nota per il Sir (old.agensir.it), il teologo Marco Doldi a proposito delle polemiche di questi giorni riguardanti la legge sulla fecondazione assistita. Il 13 luglio, uno schieramento trasversale di parlamentari e di associazioni ha depositato in Cassazione quattro quesiti referendari con cui si vuole modificare la legge: tre riguardano la salute delle donne, la libertà della ricerca e la possibilità di praticare la fecondazione eterologa; uno, sostenuto da un gruppo più ridotto di parlamentari e di associazioni, è sull’abrogazione dell’articolo 1 della legge. "Si vuole – commenta Doldi – far saltare la legge, contestando fondamentalmente il punto cardine, contenuto nel 1° articolo: l’embrione è degno di rispetto e di tutela, perché è un essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo". Secondo il teologo, "misconoscendo questa verità, si finisce con l’affermare solo la libertà dell’adulto: libertà della donna di rifiutare l’impianto in utero (ma le linee guida del ministero hanno confermato che non può essere obbligata a ricevere l’embrione fecondato); libertà della ricerca sconsiderata sull’embrione, giungendo alla sua distruzione; libertà di far intervenire un estraneo alla coppia nella fecondazione". Cosa accadrà, si chiede Doldi, "se gli italiani si lasceranno convincere che la legge sulla procreazione medicalmente assistita è oscurantista e indegna di un Paese civile? L’essere umano sarà, ancora una volta, trattato come un oggetto e prevarrà la violenza del più forte sulla dignità del più debole". Per questo, conclude, "come credenti siamo chiamati ad agire nella luce per il bene dell’uomo".