” “”Perché invece di far entrare gratis chi non beve, le discoteche non smettono di smerciare alcol al proprio interno?”. E’ la provocazione lanciata da Mario Pollo, docente alla Pontificia Università Salesiana, che commenta in questi termini l’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Interno, in collaborazione con la polizia stradale, di una “campagna per la sicurezza” (che prevede anche spot televisivi) in base alla quale i “ragazzi del sabato sera” vengono incitati a non fare ricorso agli alcolici, premio un ingresso gratis nei loro locali preferiti. In materia di prevenzione, dichiara il sociologo al Sir, “tutto serve”, ma misure come quelle annunciate rischiano di “limitarsi alla superficie del problema, curandone gli effetti e non rimuovendone le cause”. Per i giovani, spiega infatti Pollo, la discoteca è “un luogo dionisiaco, in cui la persona cerca stati di coscienza e sensazioni che vanno al di là di quelle abituali. Tutte emozioni, queste, che la musica e il ballo da soli non riescono a dare, se non sono sostenute da droghe, alcol e altre sostanze”. “Agire sul quotidiano dei giovani, in modo che trovino un senso alla loro vita”: questa la proposta (rivolta anche al mondo cattolico) del sociologo, che in base alle sue ricerche sui giovani e la notte sottolinea che “i ragazzi di oggi smettono di cercare lo ‘sballo’ quando trovano nel quotidiano qualcosa che colmi quel vuoto di senso che spesso si portano dietro”. Si tratta di un obiettivo, conclude Pollo ricordando le esperienze in atto nell’ambito della pastorale giovanile o nel mondo del volontariato, che richiede la capacità di “cambiare i modelli culturali e sociali dominanti”, improntati “al consumo, al guadagno, alla ricerca del potere o all’affermazione narcisistica di sé”, a favore invece di valori come “la scoperta dell’alterità, in base alla quale ci si realizza pienamente solo insieme agli altri, o la capacità di ‘scoprire il mistero’ anche nelle cose apparentemente più ‘piccole’ della vita, ricche di un mondo di significati”.