“Il parere della Corte non è un ‘verdetto’ su una controversia o contenzioso giudiziario tra Israele e Palestina, per cui non ci sono ‘vincitori’ e ‘perdenti’; è piuttosto la risposta alla domanda di parere giuridico inoltrata dall’Assemblea generale dell’Onu, che ne avrebbe sentito il bisogno per poter meglio valutare le sollecitazioni e le proposte che riguardano l’argomento, e così espletare il proprio ruolo”. È quanto dichiara padre David-Maria Jaeger, giurista ed esperto di questioni mediorientali, per il quale “sarebbe presuntuoso” dare un giudizio sul parere espresso, il 9 luglio, dalla Corte dell’Aja sulla costruzione della ‘barriera difensiva’ israeliana. “La Corte internazionale di giustizia – dice il francescano in un’intervista che sarà pubblicata dal Sir domani – è un elemento essenziale della costruzione progressiva dell’ordinamento giuridico internazionale, così caro in modo particolare al pensiero giuridico cattolico e non solo”. Secondo l’esperto, “la Corte ha ribadito, non solo il diritto, ma anche il dovere, del governo di Israele di proteggere la propria popolazione dalle minacce del terrorismo. La questione davanti alla Corte non è stata la legittimità (indubbia) della costruzione di un muro difensivo, ma piuttosto, e molto precisamente, la legittimità o meno di costruirlo, non sulla frontiera (o sul proprio suolo), ma oltre la frontiera, all’interno del territorio altrui”. Circa il richiamo della Corte a Israele perché “garantisca il libero accesso ai luoghi santi che sono sotto il suo controllo”, padre Jaeger ricorda che “la Chiesa Cattolica ha chiesto più volte la modifica del percorso del muro per non avere un impatto così negativo sui santuari, sulle comunità cristiane, e sulle istituzioni cristiane, specie nella zona del Monte degli Ulivi, dove il tracciato attuale prevede che Betania, e il Santuario di San Lazzaro ivi ubicato, rimangano tagliati fuori da Gerusalemme. L’augurio è che Israele si astenga, pure ‘in extremis’, dal prendere misure così dolorose per la cristianità”.