La proposta britannica che sarà a tempo determinato (dieci anni) – non vuole introdurre nuovi meccanismi o sostituire organizzazioni come la Banca mondiale e il Fondo monetario, né i patti bilaterali tra i Paesi, ha precisato Brown, "ma solo aumentare i fondi per lo sviluppo e trasferire maggiori risorse possibili verso i Paesi più poveri. Per questo abbiamo bisogno del sostegno della Chiesa, per invitare il maggior numero di Paesi". All’Iff hanno già aderito una cinquantina di Paesi, "ma ci auguriamo possano parteciparvi anche i più ricchi e potenti, ad esempio gli Stati Uniti", ha detto il cardinale Renato Martino, presidente della Commissione Giustizia e Pace: "Un relatore statunitense ci ha spiegato che gli americani pensano che il proprio governo destini più soldi per i Paesi poveri che per la loro salute. Ma questa è una opinione molto errata". "L’idea e la determinazione della Santa Sede ha spiegato il cardinale Martino è di appoggiare questa proposta attraverso la convocazione di convegni e incoraggiando la comunità internazionale ad impegnarsi in proposito. Anche se nei Paesi poveri ci sono una miriade di iniziative dei cattolici, tutto questo non basta per raggiungere gli obiettivi del millennio. E’ necessario che i governi si decidano a fare qualcosa di solido. E’ inammissibile che i Paesi poveri debbano attendere secoli prima di potersi risollevare dalla situazione di sottosviluppo e povertà". Il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster, ha fatto notare, ad esempio, "che tutti i morti in Africa di questi ultimi anni a causa di malattie e guerre superano la popolazione dell’Olanda". A fine giornata, dopo una seduta pomeridiana presieduta dal cardinale di Tegucigalpa, Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, verrà quindi varata una "Coalizione per il finanziamento allo sviluppo".