“Siamo di fronte a uno di quegli eventi che fanno piangere una nazione. È un dolore incredibile quello che ci strazia dentro. Una giovane vita spezzata, un figlio strappato alla sua mamma e al suo papà in una circostanza dolorosa, in cui la morte coglie all’improvviso su una strada di Nassiriya e in una terra lontana segnata dalla violenza eppure assetata di pace”. Così l’arcivescovo di Otranto, mons. Donato Negro, ha ricordato ieri sera Antonio Tarantino, il caporalmaggiore morto il 5 luglio a Nassiriya in un incidente stradale. Celebrando i funerali di Stato nella piazza di Spongano (Lecce), paese natale del militare, mons. Negro ha sottolineato come “il dolore sia attraversato da una domanda lacerante, che avverto scaturire, inarrestabile come un grido, dal profondo del mio e del vostro essere: perché? Perché la morte di un giovane serio, generoso, innamorato della vita, appassionato del suo lavoro, ‘operatore di pace’. Eppure non restiamo schiacciati da questo interrogativo apparentemente senza risposta; il raggio di una luce sfolgorante squarcia questo buio: l’annuncio che Cristo è entrato nella morte ed è risorto”. “Carissimo Antonio – ha concluso l’arcivescovo, rivolgendosi idealmente al militare defunto – il tuo cuore si è fermato su una strada, sotto il cielo irakeno. Eppure, paradossalmente, i tuoi battiti risuonano forti nel cuore di papà e mamma, dei tuoi familiari, dei tuoi amici e di quanti incontrandoti, anche laggiù a Nassiriya, hanno ricevuto il tuo amore semplice, giovanile, gioioso. La tua vita semplice sarà ricordata da tutti noi come un seme piantato in terra fertile e che porterà frutti di amore per quei ragazzi come te, chiamati a resistere al male, a vivere nella storia, a costruire un mondo più bello, seminando speranza e coltivando sogni di libertà e di pace”.