USURA: MONS. D’URSO (CONSULTA NAZIONALE ANTIUSURA), “LAVORO IN RETE E COLLABORAZIONE CHIESA-SOCIETÀ CIVILE”

“Un’economia sana mira alla tutela dell’uomo, e nella lotta all’usura, vera piaga sociale che destabilizza i singoli e le loro famiglie, la solidarietà deve coniugarsi alla prevenzione”: se ne è detto convinto mons. Alberto D’Urso, presidente della Fondazione “San Nicola e Santi medici”, commentando al Sir la stipula della convenzione tra la Banca popolare di Bari e la Consulta nazionale antiusura siglata ieri. “Si tratta – spiega mons. D’Urso, che è anche segretario della suddetta Consulta che conta 29 fondazioni e 63 centri d’ascolto su tutto il territorio nazionale – dell’estensione della convenzione già attiva da tempo con la Fondazione ‘San Nicola e Santi medici’, a tutte le fondazioni e associazioni aderenti alla Consulta”. Questa sera, in occasione del decimo anniversario di attività della citata Fondazione sorta il 1° luglio 1994, nella cripta della basilica di San Nicola a Bari, sulla tomba del compatrono della Fondazione, si svolgerà un incontro di preghiera. Alla celebrazione presieduta dall’arcivescovo mons. Francesco Cacucci “parteciperanno molte persone che sono state aiutate ad uscire dall’usura o a non cadervi – prosegue mons. D’Urso-; alla celebrazione seguirà un momento di riflessione con gli amministratori locali e le autorità civili della Regione” per “tracciare il bilancio e sottolineare l’importanza del lavoro in rete svolto insieme alle istituzioni; un discorso comune portato avanti da Chiesa e società civile” che deve “estendersi a tutto il territorio nazionale dove in alcune aree è già presente”. “Negli anni – ricorda il sacerdote – sono diverse migliaia le persone che si sono rivolte ai centri di ascolto; oltre 15 miliardi di vecchie lire gli interventi a favore di chi non poteva accedere al credito bancario perché protestato o incapace di fornire le garanzie richieste”. Ma la solidarietà non basta: per mons. D’Urso occorre soprattutto prevenire il fenomeno “aiutando la gente a non fare il passo più lungo della gamba in una società dove ogni bene sembra irrinunciabile” e “promuovendo una cultura della sobrietà e dell’uso responsabile del denaro”.