"La bioetica sui media è un problema molto serio, cui però si dà uno spazio ridotto: solo il 10% delle notizie che giungono in redazione vengono pubblicate sui giornali e i lettori leggono solo il 10% di ciò che viene pubblicato. Di bioetica, nonostante il gran parlare che se ne fa, l’opinione pubblica conosce poco". Lo ha detto questa mattina Cinzia Caporale, docente di bioetica ed educazione ambientale all’Università di Siena, durante i lavori del convegno "La fecondazione assistita: profili medici, etici e giuridici". Il convegno è in corso fino a domani, all’Ateneo Regina Apostolorum di Roma, organizzato in collaborazione con l’Università La Sapienza. Nella sua analisi durata due anni, all’interno di un programma comunitario di studio sulla comprensione della genetica da parte dell’opinione pubblica europea, Caporale ha analizzato sistematicamente cinque quotidiani (Corriere, Avvenire, Repubblica, Unità, Giornale) e tre settimanali (Panorama, Espresso e Famiglia Cristiana). "Negli anni ’80 – ha osservato la docente – prevaleva lo stupore, il timore e la paura su questa materia. Negli anni ’90 si descrivevano le tecniche, gli sviluppi, i centri di applicazione. Nasceva la ‘biopolitica’, gli schieramenti pro o contro. In questi primi anni 2000 è subentrato il ‘vuoto’: il problema da politico è divenuto ‘parlamentare’, schiacciato dai temi della clonazione e delle cellule staminali. Soltanto con la recente approvazione della legge, si è risvegliato un certo interesse, che però sembra stia portando a una ricerca quasi maniacale di nozioni scientifiche". Il ministro Rocco Bottiglione, intervenuto ai lavori per un saluto, ha ribadito che "abbiamo sì il diritto di fare ricerca sugli embrioni, ma non si possono prelevare embrioni al solo fine della ricerca scientifica, distruggendoli".