STATUTO UMBRIA: CONSULTA REGIONALE PER I PROBLEMI SOCIALI, “OCCORRE DISTINGUERE TRA FAMIGLIA LEGITTIMA E UNIONI DI FATTO”

” “”Siamo soddisfatti per l’attenzione mostrata al problema della sussidiarietà; lo siamo di meno per altre decisioni che ci interessano come cittadini particolarmente sensibili ai fatti educativi e alla famiglia”. Inizia così la nota, diffusa oggi dalla Consulta regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale umbra, come contributo ulteriore alla revisione del documento del nuovo Statuto regionale approvato in prima lettura lo scorso aprile e ora sottoposto a seconda lettura. Al centro della nota della Consulta l’articolo 9 che “presenta, a nostro giudizio, profili di dubbia legittimità anche costituzionale, che rendono necessaria una riformulazione”. In particolare, si legge, “la locuzione ‘comunità familiare’ non trova riscontro nell’ordinamento costituzionale che fa riferimento solo alla famiglia definita ‘società naturale fondata sul matrimonio’ (art. 29 Costituzione). È vero che il termine ‘comunità familiare’ è già presente nello Statuto approvato nel 1992 e ancora vigente”. Però, osserva la Consulta, “occorre rilevare che il testo dell’art. 5 del suddetto Statuto non dà adito ad errata interpretazione perché è chiaro che il termine ‘comunità familiare’ è riferito alla famiglia costituzionale. Nella nuova formulazione, invece, si presta ad una interpretazione ambigua, consentendo di intendere come famiglia anche tutte ‘le varie forme di convivenza’ senza alcuna distinzione all’interno dell’ampia e differenziata categoria delle convivenze, e in particolare senza l’esplicita indicazione del carattere eterosessuale