“Una famiglia distrutta dal dolore e dall’incredulità per una tragedia così grande”: don Carlo Villano, parroco di San Luca, chiesa situata a Giugliano (diocesi di Aversa), così descrive i congiunti di Antonio Amato, il cuoco di Giugliano, prima preso in ostaggio e poi sgozzato dai terroristi di Al Quaeda nel complesso residenziale Oasis ad al-Khobar, in Arabia Saudita. “È una famiglia semplice quella di Antonio continua il sacerdote come ce ne sono tante dalle nostre parti. Non conoscevo personalmente la vittima perché da diversi anni lavorava all’estero su navi da crociera. Adesso, si era trasferito da poco in Arabia Saudita per stare sulla terraferma. La mamma, invece, come gli altri familiari, frequenta la mia parrocchia”.
Morire per lavorare: un dramma nel dramma quello che si è consumato per il giovane Antonio Amato, di 35 anni, con la passione per la cucina. “Sono tanti i ragazzi – afferma don Carlo – costretti a cercare fortuna fuori perché, purtroppo, qui il lavoro scarseggia”. Appena ha saputo la tragica notizia, don Villano si è recato a casa della famiglia Amato e ha trascorso la giornata con loro. “Anche oggi dichiara il parroco andrò da loro perché, in questo momento, il loro unico sostegno è la fede. I familiari, infatti, anche se hanno reagito dignitosamente alla notizia, non riescono a farsi una ragione che il loro congiunto sia morto per poter lavorare”. (segue)