"Profondo compiacimento" per "un episodio che non è solo un fatto di cronaca, ma anche una spia per poter leggere una realtà in rapido movimento" e che "cambia agli occhi degli italiani la visione dell’immigrato". Così padre Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia della Fondazione Migrantes, commenta al Sir l’assegnazione del riconoscimento "Imprenditore immigrato 2003" ad un piccolo imprenditore originario del Marocco, titolare di un’azienda a Santarcangelo di Romagna. Il riconoscimento, promosso dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) in collaborazione con Confartigianato e Camera di Commercio di Milano, è stato consegnato nei giorni scorsi nel capoluogo lombardo a Mohamed Rahali, che guida un’azienda tessile ed ha alle proprie dipendenze anche lavoratori italiani. "Un incoraggiamento non solo per gli immigrati, ma anche per la nostra società afferma padre Bruno -; la dimostrazione che gli immigrati sanno rimboccarsi le maniche, sanno affrontare sacrifici e rischi diventando imprenditori di se stessi, datori di lavoro di altri immigrati e, come in questo caso, anche di cittadini italiani". "Sono 200mila i nati all’estero che hanno sviluppato un’attività imprenditoriale nel nostro Paese prosegue il direttore dell’Ufficio Migrantes -; in testa il Marocco con 22mila unità, di cui secondo la Caritas 13mila solo a Roma". "Una marcia a pieno ritmo commenta -, i cui numeri dal 1996 si sono quadruplicati, e che va nella direzione di una sempre maggiore integrazione". Un aspetto che sta molto a cuore a padre Bruno, che auspica "un impegno sempre maggiore per addestrare e qualificare professionalmente, anche nella terra d’origine come prevede la nuova legge, chi arriva nel nostro Paese". Chiamati in causa "governo, imprenditori e Chiesa". ” ”