” ” “Se è vero – ha affermato Adriano Fabris, docente presso l’Università di Pisa intervenendo al Convegno “I media in famiglia: un rischio e una ricchezza”, in corso a Roma su iniziativa degli Uffici Cei per le comunicazioni sociali e la pastorale della famiglia che la tv non è uno strumento neutro che consente di trasmettere messaggi o informazioni, essa non è neppure capace di fornire contenuti, di crearli automaticamente”. L’operatore della comunicazione, secondo Fabris, “se vuole raggiungere un pubblico deve tener conto delle sue esigenze e dei suoi valori di riferimento”; per questo “un impegno coordinato degli utenti, in particolare delle famiglie, non solo è possibile, ma può essere davvero efficace”. Infatti “i media – ha sostenuto Francesco Casetti, dell’Università Cattolica di Milano approfondendo l’aspetto socio-culturale del rapporto media e famiglia – sono sempre di più quello che gli utenti ne vogliono e ne possono fare”. Ciò comporta l’urgenza di “mettere in campo tutti i possibili strumenti per una pedagogia familiare dell’ascolto”, su indicazioni molto flessibili, che considerino senza timore anche “i momenti in cui i media servono a ‘svuotarsi la testa’: l’importante è che la testa non venga ‘fasciata’”. “Del resto ha concluso Casetti – la famiglia, quando ha delle relazioni forti interne, si ‘disbriga’ con e davanti ai media assai meglio di quanto molti non immaginino”.