"Le parrocchie non sono più degli ‘one-man-show’. Pertanto, i sacerdoti non devono accollarsi i compiti dei laici, così come i laici, a loro volta, non debbono appropriarsi di compiti presbiterali a causa della carenza di sacerdoti". È quanto afferma Paul Zulehner, docente di teologia pastorale dell’Università di Vienna parlando della "parrocchia" cui è dedicata la 53a assemblea generale della Conferenza episcopale italiana in corso in questi giorni in Vaticano. In un’intervista rilasciata al Sir, in uscita domani, lo studioso indica il ruolo dei laici nelle parrocchie: "Senza laici impegnati non può esistere una parrocchia vitale. Ciò vale per tutti i compiti: quelli che ruotano intorno alla liturgia, all’annuncio, alla trasmissione della fede, alla formazione e ai media". "La parrocchia – afferma – è una realtà locale; essa è quindi allo stesso tempo anche una Chiesa vicina alla persona e alla famiglia. La vita familiare della persona nel luogo deve essere conservata e curata in modo adeguato. Nella parrocchia viene festeggiata la nascita di un figlio, celebrato un matrimonio, i funerali dei defunti e si sta vicini ai congiunti. La parrocchia è una rete completa di attenzione diaconale. In una cultura che distoglie lo sguardo, qui si coltiva una cultura che si volge a guardare. Le parrocchie divengono allora ‘l’occhio della Chiesa’ diaconale. O anche l’orecchio della Chiesa, centro d’ascolto". Un lavoro missionario che può rivelarsi ancora utile per l’Europa: "Finché avremo energie sufficienti per permetterci delle comunità parrocchiali, le parrocchie saranno portatrici della trasformazione della Chiesa. Sempre più persone non saranno più solo membri, ma anche testimoni. Ma è necessario che i parrocchiani riconoscano la vocazione donata loro da Dio, accettandola con libertà e decisione". In occasione dell’assemblea generale della Cei il Sir (old.agensir.it) ha diffuso uno speciale sulle parrocchie in Europa e altri servizi sono in uscita sul numero di domani.