Quanto alle "forme di rivolta organizzata" citate dal card. Ruini nella prolusione, Betori ha commentato: "Non mi sembra che la popolazione in quanto tale stia insorgendo: ci sono forme organizzate di pressione perché la presenza militare straniera venga meno. Se si chiami guerra non lo so, senz’altro si tratta di guerriglia, ma non di origine popolare". Riguardo all’evolversi del conflitto iracheno, Betori ha ricordato che "quello dei vescovi italiani è stato un giudizio critico fin dall’inizio. Sia il cardinale presidente, sia i vescovi hanno sempre condannato il concetto di guerra preventiva, condividendo sempre e vorrei quasi dire ‘rafforzando’ la voce del Papa, nel dire che la guerra preventiva non era un concetto accettabile e che la guerra non andava fatta". In merito agli "errori" nella lotta al terrorismo, citati dal card. Ruini nella prolusione, Betori ha puntualizzato che "gli errori esistono, da una parte e dall’altra, così come esistono le sottovalutazioni: anche da parte del mondo islamico, da cui attendiamo ancora una sola voce che condanni le torture e i gesti di efferatezza". L’atteggiamento della Chiesa, ha osservato in sintesi Betori, "è come di consueto non tanto quello di giudicare gli errori del passato, quanto di indicare la strada della conversione, che in Iraq comporta l’assumere un atteggiamento nuovo, insieme con l’Onu, per favorire la pacificazione e rendere indipendente il Paese. I modi non sta a noi indicarli, ma certo ci si aspetterebbe un maggiore impulso delle Nazioni Unite". Nel corso della conferenza stampa, Betori ha espresso inoltre "preoccupazione per la comunità cristiana irachena, non perché sia una comunità occidentale, ma in quanto è una delle comunità più antiche del cristianesimo, elemento fondante dell’identità irachena e volto autentico dell’Iraq"; rispetto all’ipotesi, avanzata dal segretario di Stato americano, Colin Powell, di accettare qualsiasi proposta di governo da parte irachena, anche un governo teocratico, Betori ha espresso l’auspicio che "in Iraq rimanga la libertà religiosa, che è il primo gradino di ogni autentica libertà". ” ”