” “”La prudenza, al fine di gestire e valutare i rischi; la giustizia, per individuare la giusta funzione del profitto; la solidarietà che impone a chi possiede le tecniche, di condividerle con le altre popolazioni”: sono questi, secondo Paolo Scarafoni, rettore dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum di Roma, i principi su cui si deve fondare l’analisi etica in materia di bioingegneria. Lo spunto per questa riflessione è stato il convegno “Il Riso della speranza. Il Biotech che aiuta a vedere lontano”, tenutosi oggi al Regina Apostolorum ed incentrato sullo studio del ricercatore svizzero Igor Potrykus sul ‘Golden Rice’. Un riso geneticamente modificato che grazie all’aggiunta di betacarotene contiene molta vitamina A, la cui carenza causa ogni anno cecità a circa 500 mila bambini dei paesi più poveri. “I progressi della bioingegneria genetica e la ricerca italiana nel settore è stato rilevato sono ostacolati da una rigida legislatura e da un’inadeguata informazione. “La modificazione genetica delle piante, infatti, – ha spiegato Vincenzo Sala, docente di Biotecnologie vegetali – non solo può sopperire ad un’insufficiente e povera alimentazione, come nel caso del Golden Rice, ma può anche consentire la produzione di vaccini efficaci, economici, che non necessitano di essere conservati in frigoriferi e che si possono somministrare per via orale, risolvendo così l’avversione all’uso delle siringhe di molti abitanti dei paesi in via di sviluppo”. Il 2004 è stato dichiarato dall’Onu “Anno internazionale del riso”.