"La nuova Europa del 2000 non può essere solo un progetto degli Stati, non può essere costruita solo a partire dagli accordi politici ed economici tra i governi", ma è "una sfida che interessa la vita quotidiana di milioni di nuovi cittadini europei, chiamati a vivere in una nuova casa comune". Questo, spiegano i promotori, il presupposto del convegno su "La famiglia nella cittadinanza europea", che si aprirà domani a Milano (fino al 9 maggio) per iniziativa del Centro Internazionale Studi Famiglia. Il processo di allargamento in atto, fanno notare gli organizzatori all’indomani dell’esordio dell’"Europa a 25", "esige una nuova definizione di cittadinanza europea fondata non solo sui diritti politici, civili ed economici, pur essenziali, ma anche su una dimensione sociale, su una consapevolezza capace di interpellare i mondi vitali, l’esperienza concreta delle persone, la loro vita quotidiana, i loro bisogni reali, le loro aspettative, i loro sogni". ‘Cruciale’, in questa prospettiva, si rivela dunque il ruolo della famiglia", come ambito privilegiato di costruzione dell’identità personale, ma anche come luogo sociale essenziale di mediazione tra individuo e società, come spazio educativo a valo5ri personali e sociali, come strumento insostituibile per costruire coesione sociale e solidarietà". All’iniziativa, organizzata in collaborazione con altri Centri di ricerca europei e con la Comece (Commissione degli Episcopati della comunità Europea), parteciperanno esperti, politologi, associazioni familiari, esponenti della società civile. Tra i relatori del convegno che si concluderà il 9 maggio con una tavola rotonda su "La famiglia nel futuro dell’Europa" – figurano Pierpaolo Donati, Giovanni Battista Sgritta, Paul Moreau, Aldo Giordano.