"L’assassinio di Josè Carlos Araújo, 37 anni, giornalista di Radio Timbaúba FM, ucciso il 24 aprile scorso a Timbaúba ( nello Stato di Pernambuco, nel nord-est del Brasile), dimostra ancora una volta che i giornalisti che lavorano nelle picccole cittadine di provincia sono un obiettivo per la delinquenza o per le bande criminali": è quanto dichiarato in una nota diffusa oggi da ‘Reporter senza frontiere’. "La nostra organizzazione prosegue la nota si felicita per l’arresto dell’assassino di José Carlos Araújo e chiede alle autorità dello Stato di Pernambuco di fare il possibile affinché venga assicurato alla giustizia anche il suo complice". L’assassino del giornalista, secondo la polizia, ha confessato di aver ucciso José Carlos Araújo perché durante una sua trasmissione lo aveva accusato di essere l’autore di diversi crimini. José Carlos Araújo presentava su Radio Timbaúba FM il programma " José Carlos Entrevista" (L’intervista di José Carlos), nel quale denunciava l’esistenza di squadroni della morte e il presunto coinvolgimento di importanti figure locali in molti episodi di criminalità. Degli stessi temi si occupava un altro giornalista radiofonico brasiliano di cui ‘Reporter senza frontiere’ deplora l’assassinio: Samuel Roman, ucciso il 20 aprile scorso a Coronel Sapucaia, una cittadina dello Stato del Mato Grosso do Sul, alla frontiera con il Paraguay. Dall’inizio del 2004 ha denunciato ‘Reporter senza frontiere’- sono già 11 i giornalisti scomparsi in situazioni di guerra o di violenza.” ”