RELIGIONI ALTERNATIVE: CCEE, “INFELICE L’USO DEL TERMINE SÈTTE. LE CHIESE RISCOPRANO IL MISTICISMO CATTOLICO”

” “Conoscere a fondo le “religioni alternative”; organizzare dei gruppi nazionali che lavorino su questi temi in ogni singolo Paese scambiando informazioni con le Chiese degli altri Paesi europei; essere in posizione di dialogo, ma anche di critica, con i vari gruppi religiosi. Questi sono, per le Chiese europee, alcuni atteggiamenti da adottare nei confronti delle “religioni alternative”, tra cui new age, terapie meditative e curative, nuovi movimenti esterni o paralleli alla tradizione cristiana. Se ne è parlato durante il seminario sulle “religioni alternative” che si è svolto dal 25 al 28 marzo a Baar, in Svizzera, su iniziativa del Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Tra le priorità di impegno, sottolineate nel comunicato finale diffuso oggi, i partecipanti raccomandano alle Conferenze episcopali europee di “riconoscere gli effetti delle religioni alternative sulla cultura in vista dell’evangelizzazione; consultare e coinvolgere gli esperti; mantenersi reciprocamente informati su questi fenomeni che spesso hanno dimensioni o caratteri ‘transnazionali’. Resta ancora, si legge nel comunicato, “la difficoltà di sostituire l’infelice termine di ‘sètte’: in alcuni paesi è un concetto usato dal codice penale per controllare gruppi stranieri. Il più delle volte è usato in maniera imprecisa e molto negativa”. Secondo mons. Peter Fleetwood, segretario aggiunto del Ccee, di fronte ad una domanda di senso e di spiritualità che emerge dalla grande diffusione di queste realtà, “la Chiesa può offrire la riscoperta del misticismo tradizionale cattolico”.