ANNALISA: I COMMENTI DI DUE PARROCI PER LA RAGAZZA COLPITA DALLA CAMORRA E CLINICAMENTE MORTA (2)

” “”Quello che è stato sarà, quello che si è fatto, si rifarà”. Con queste parole, don Franco Rapullino, parroco di S. Caterina a Formiello, un’altra delle chiese di frontiera del quartiere di Forcella, ricorda come “non ci sia niente di nuovo in questa tragedia di Annalisa”. “Già dodici anni fa – dichiara don Rapullino – ho dovuto benedire la salma di un bambino ammazzato in un regolamento di conti. Purtroppo è successo e succederà ancora, perché la questione, per quanto riguarda me sacerdote, non è tanto a livello politico e istituzionale, ma di cuore”. E il cuore di Napoli, a giudizio di don Franco, “è marcio. Se non si risana il cuore, il problema rimarrà con tutta l’efferatezza delle sue conseguenze. C’è chi sceglie il bene e chi il male. Come sacerdote, il mio angolo visuale parte dal pulpito e dall’azione pastorale, dal rapporto con i ragazzi. Si lavora sulle coscienze, ma per i giovani che non vengono in chiesa, c’è bisogno di un maggior sostegno da parte delle istituzioni”. Insomma, anche per don Franco, “è necessaria più concertazione. Noi come sacerdoti del centro storico proponiamo tante iniziative, persino corsi di ballo latino americano e gite sulla neve. Ma è una lotta impari, il problema esiste e se non si lavora insieme resterà tale”. Ciò di cui Napoli ha bisogno, afferma don Rapullino, “è una rivolta dei buoni, una presa di coscienza maggiore da parte della collettività, con tutti i mezzi possibili, compresi i mass media”. “Di fronte a queste tragedie – conclude il sacerdote – dobbiamo essere ancora capaci di reagire e scandalizzarci, perché significa che siamo vivi. Se siamo rassegnati, siamo già morti”.