E’ la battuta con cui mons. John P. Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, ha rivelato che "The passion of Christ", il famoso e discusso film di Mel Gibson in arrivo il 7 aprile anche nelle sale italiane, ha avuto un importante "precursore": la "Passion Pathé", uno dei primo film realizzati in questo "filone" e ora conservato dalla Filmoteca Vaticana, fondata negli anni cinquanta, che vanta una collezione di oltre 6 mila film e videocassette di interesse religioso, spirituale, culturale e storico. Intervenendo oggi al Convegno su "Vita consacrata e cultura della comunicazione", in svolgimento a Roma (fino a domani) per iniziativa dell’Ateneo pontificio "Regina apostolorum", il presidente del dicastero vaticano ha tracciato una "breve storia della Chiesa nel campo delle comunicazioni sociali", sottolineando come "il cinema è stato usato perla diffusione di notizie o per scopi documentali". Il primo documento ufficiale è la lettera enciclica sul cinema, "Vigilanti cura", redatta da Pio XI nel 1936, ha aggiunto Foley, egli stesso presente da giovane prete-studente di filosofia 40 anni fa, nella Basilica di S. Pietro, quando venne promulgata l’"Inter Mirifica", il decreto conciliare sulle comunicazioni sociali. "La verità, la dignità dell’individuo e il bene comune": dovrebbero essere questi, per Foley, i tre "principi dominanti" degli operatori della comunicazione, sull’esempio di Cristo, "efficace e credibile perché autentico".” ”