In Italia, le donne islamiche hanno il diritto di indossare il velo islamico anche a scuola. Ma il loro uso deve essere "una scelta personale vissuta con un senso di religiosità". Non deve essere "una imposizione" né tantomeno diventare "un’arma politica". Lo afferma don Tino Negri, direttore del "Centro Federico Peirone" di Torino, nato per volontà dell’arcidiocesi per "lo studio e le relazioni con l’Islam". "A differenza degli ordinamenti francesi dice don Negri -, la nostra Costituzione all’articolo 8 consente la manifestazione pubblica dei simboli religiosi. Non esiste pertanto un divieto a presentarsi pubblicamente con un simbolo religioso". Sì dunque all’uso del velo islamico nelle scuole pubbliche a patto però aggiunge il sacerdote che sia "una scelta personale vissuta con un senso di religiosità". "Il problema precisa don Negri – è quando il velo diventa un simbolo politico, di contrapposizione con il mondo moderno. E’ l’atteggiamento di una fazione politica islamica che gira attorno ai nostri fratelli musulmani. Il problema quindi non è l’uso del simbolo ma il significato che ad esso viene dato". In Francia il velo è spesso imposto alla donna. "Questa cosa fa sapere don Negri – avviene a volte anche in Italia. E quando ciò avviene, il velo diventa un’imposizione maschilista alla donna perché si sottometta al marito". Il sacerdote torinese mette anche in guardia dal rischio di fare confronti con il velo delle suore. "I due simboli possono essere entrambi invocati come simboli religiosi ma i loro significati sono diversi. Questi accostamenti vengono fatti a partire da una cultura giuridista secondo la quale se tu hai un diritto, allora ce l’ho anch’io e se tu me lo neghi, allora te lo nego anch’io. Un discorso che non considera i significati antropologici profondi che stanno dietro al simbolo".