CHIESE ORIENTALI: RICCARDI, IL "MARTIRE" CRISTIANO "NON SI UCCIDE PER UCCIDERE ALTRI"; NO ALL’ODIO, SÌ ALLA "MEMORIA"

Il "martire" suicida "è ben diverso dal martire cristiano", che "non si uccide per uccidere altri". Lo ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, presentando oggi il volume "Fede e martirio. Le Chiese orientali cattoliche nell’Europa del Novecento", edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Secondo lo storico, "oggi martire è una parola abusata nel nostro linguaggio", e si parla anche di "martirio in senso laico", ad esempio per i kamikaze islamisti. Ma “iI martire cristiano – ha puntualizzato il relatore – dà la propria vita perché altri non siano uccisi, per non abbandonare la propria fede, per sostenere gli altri credenti per amore. Non cerca la morte, ma non rinuncia alla propria fede o a un comportamento umano a prezzo di salvare la propria vita". In questa prospettiva, il "non dimenticare" che fa da sfondo al volume "non è un appello all’odio contro i persecutori o contro i loro eredi", ma un appello alla "memoria", che "fa parte della coscienza e della storia della Chiesa". "La memoria  dei martiri – ha spiegato Riccardi – getta nuova luce sulla Chiesa", ma "deve ancora entrare nella spiritualità dei singoli e nel costume delle comunità cristiane, troppo ripiegate sul presente o preoccupate del domani". "Gente che sta sulla frontiera tra due mondi": così lo storico ha definito i cattolici orientali, che nel "disegno sovietico" devono "sparire", in quanto "non ammessi in nessuna parte dell’impero dell’Est, dalla Cecoslovacchia alla Romania, se non con rare eccezioni come nella piccola e sofferente comunità bulgara e in quella ungherese". C’è poi, nel volume, la "vicenda drammatica della soppressione della Chiesa cattolica ucraina, ma anche della sua sopravvivenza clandestina", grazie ad un vero "martirio di popolo".