Un’altra domanda importante emersa al convegno Cei sui giovani in corso a Monopoli (Bari) – è quella sulle attese. "Quali sono le attese su di me in questa stagione di forza, si chiedono i giovani – spiega Ivo Lizzola, Università di Bergamo – e quale consegna facciamo a figli e nipoti, si chiedono angosciati gli anziani. Mai come oggi assistiamo a un’evidenza di corpi: nudi, in fuga, segnati dalla differenza etnica o religiosa, consegnati. Corpi portatori di storie, diritti, cittadinanza. Le memorie in gioco sono diverse e vanno rese ospitali. Non scaricate con odio una contro l’altra, ma usate come intercapedini culturali. L’evidenza dei corpi è la grande occasione per rendere abitabile il mondo e dare dignità alle fragilità". Lizzola sembra non dare molto credito alla tesi del ‘giovane equilibrista’, sospeso tra passato e futuro, senza memoria e senza progettualità. "La chiave è il dialogo tra generazioni – conclude – tessere relazioni tra giovani e adulti, obbligarli a narrarsi. E dobbiamo esserci anche quando si parla di lavoro e pensioni, è lì che ci giochiamo un patto e non uno scontro".