Difficile, importante, bello, possibile: per mons. Giuseppe Verucchi, arcivescovo di Ravenna-Cervia, questi aggettivi qualificano oggi "l’essere padre". Nell’imminenza del 19 marzo, memoria liturgica di San Giuseppe e "festa del papà", mons. Verucchi si rivolge a tutti i padri dalle colonne dell’ultimo numero del settimanale dell’arcidiocesi, "Risveglio". Trattandoli da "colleghi". "Voi papà in famiglia scrive – io papà della famiglia-Chiesa". Un "mestiere", quello del padre, difficile nell’attuale "cultura di valori ballerini" che "basta un soffio e te li senti cambiare dentro e attorno a te", e nella quale parole come "educazione e autorità" sembrano "avere valore zero". Eppure, afferma il presule, "i figli invocano dei padri, padri veri", capaci "con la vita e con lo sguardo di sostenerli e illuminarli" scoprendone "qualità e vocazioni". "E’ bello essere papà!" prosegue mons. Verucchi; "una missione che ha il sapore del miracolo" nel "donare la vita umana ed educarla. Compito altissimo" di fronte al quale "non c’è grattacielo, ponte di Messina, impresa spaziale, robot ultimo grido che regga il confronto". Difficile ma "possibile", perché "l’essere padri" è una vocazione che riceviamo dal Signore e un’arte da imparare. L’importante conclude l’arcivescovo è far collaborare insieme doni di natura, intelligenza, volontà, cuore, studio, grazia di Dio, Parola, vita sacramentale, preghiera e grande spirito di servizio".