Pubblichiamo il testo della nota Sir di questa settimana. Non bastano probabilmente le parole per condannare l’ennesima strage perpetrata quasi sicuramente dalla rete terroristica islamica, tanto più cruenta per tutti noi perché rivolta al cuore dell’Europa. Ma l’immagine dell’orrendo attentato ai treni è strettamente legata alla grande risposta di solidarietà in Spagna e in tutti gli altri Paesi di una Unione che ormai è sempre più vicina a comprendere tutta Europa. Proprio questa grande risposta mette in evidenza tre punti. Probabilmente si dovrà convivere ancora con il terrorismo, con questo stato di guerra subdolo e tragico, barbaro e sfuggente. Ma il terrorismo internazionale non potrà vincere. La guerra dovrà essere combattuta con determinazione: le democrazie d’altra parte, come insegna la storia, sanno combattere e vincere solo in nome dei valori della democrazia. Valori che oggi devono essere sempre più affermati e sviluppati a livello planetario. Certo tutto questo è molto difficile. Lo stillicidio di violenze non solo nella terra che fu dei talebani, ma nello scacchiere più vicino, dall’Iraq alla Terra Santa, puntualmente rinfocolate a ogni timido balenare di prospettive di pacificazione e di stabilizzazione, lo dimostra. La lotta al terrorismo insomma non può che essere anche l’impegno in positivo per fare crescere giustizia, democrazia, sviluppo, libertà. Lo stato di crisi permanente in cui versano le organizzazioni internazionali è una sconfitta per tutti. Dall’altro che è necessaria l’iniziativa delle grandi democrazie occidentali. E qui forse si può fare di più. In particolare l’Europa, così tragicamente chiamata in causa a Madrid, può e deve fare di più: affermando anche la propria soggettività, in rapporto di partnership autorevole con gli Stati Uniti sullo scacchiere planetario. Il terzo punto è stato messo ancora una volta in luce dal Papa, quando, nel ribadire "l’assoluta condanna" del terrorismo ha detto: "Soprattutto coloro che credono in Dio, Creatore e Padre di tutti gli uomini, devono sentirsi impegnati a operare per l’edificazione di un mondo più fraterno e solidale, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che possono incontrarsi in questo doveroso e indilazionabile cammino". Sta frantumando tanti record, Giovanni Paolo II, ma soprattutto, guardando alla sostanza di questo complesso passaggio della storia inaugurato l’11 settembre 2002, non si stanca di sottolineare il ruolo della fede e di tutte le religioni. Per smascherare e smentire ogni strumentalizzazione della fede a disegni di morte e affermare in positivo orizzonti di speranza.