” “La "progressiva spettacolarizzazione del mondo", il "predominio del consumo come forma di assimilazione e di annientamento della realtà", l’"implicita riduzione di ogni cosa al sua apparire". Sono questi, secondo Adriano Fabris, docente di filosofia morale all’Università di Pisa, i tratti distintivi del "problema dell’indifferenza" che caratterizza la nostra epoca, e di fronte al quale l’unico "antidoto" possibile è il cristianesimo, in quanto portatore della "profondità di una differenza" in "controtendenza" rispetto a ogni "appiattimento a una sola dimensione". Soffermandosi, nel corso del 3° incontro nazionale del progetto culturale (che si concluderà domani a Roma), sul concetto di "persona", il filosofo ha affermato che l’uomo del futuro deve essere "in grado di reintrodurre le differenze in una situazione d’indifferenza ormai diffusa" nei confronti "del mondo, degli uomini, del problema di Dio", e non può farlo senza ricorrere al cristianesimo, "contro il risolversi di tutto a una mutevole apparenza". La "cultura televisiva", ha sottolineato Fabris, è fondata sull’"implicita riduzione di ogni cosa al suo apparire": un esempio per tutti, i "reality show", che "lungi dall’essere specchio della realtà, altro non sono che una artificiosa creazione di essa". Di fronte, dunque, a una "realtà virtuale" in cui "ogni cosa è senza spessore", le cose "ci possono incuriosire, ma alla fine ci sono indifferenti, visto che è proprio l’indifferenza la nostra difesa nei confronti del fatto che esse costantemente dileguano". "Rispetto, accoglienza, cura, attenzione per ciò che l’altro è, non come appare": questo, ha concluso Fabris, è il "nuovo legame" di cui deve farsi promotore ogni cristiano, per non ridurre tutto "a strumento di controllo e di dominio", ma al contrario "dare del tu" all’uomo e al mondo e "rileggere il creato nella prospettiva della relazione interpersonale".