” “"Davvero nel nostro Paese siamo consapevoli del patrimonio di identità e cultura cristiana di cui parlava Giovanni Paolo II nella lettera ai vescovi italiani del 9 gennaio 1994, invitando alla ‘Grande preghiera’ per l’Italia?". La domanda è stata posta da mons. Gianni Ambrosio, assistente generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuto questa mattina al convegno del Progetto culturale con una relazione sul tema "Identità nazionale, identità locali, identità cristiana". Secondo mons. Ambrosio, "il progressivo affermarsi di una visione multiculturale, basata sulla tradizione cosmopolita sviluppata nel 1700 dalla società dei lumi, rischia di andare a scapito della memoria e della tradizione cristiana". I percorsi per il mondo cattolico, in vista della riscoperta e valorizzazione dell’identità cristiana devono fare riferimento, secondo il relatore, anzitutto "sul recupero dell’eredità di fede e cultura di cui il nostro popolo è portatore", mettendo questa stessa identità "in dialogo con le altre culture, perché senza memoria cresce l’alterità e alla fine non si comprende più né la propria né le altre visioni". Un ulteriore impegno deve essere rivolto a "declinare i contenuti e valori della stessa identità cristiana all’interno del quadro etico e politico del nostro Paese", tenendo conto della "particolare peculiarità della situazione italiana che si basa, da Nord a Sud del Paese, su una ricca presenza dell’identità cristiana che ha plasmato la storia anche civile e non solo religiosa". La prospettiva del "dialogo", secondo l’assistente generale dell’Università Cattolica, si può sviluppare attraverso lo "scambio di memorie tra le diverse culture, il rafforzamento dell’identità narrativa e il riconoscimento delle storie che si possono così intrecciare, fino alla necessità del perdono reciproco di cui Giovanni Paolo II è stato esempio e maestro in occasioni recenti".