” ” “Il lavoro per il progetto culturale può” essere “un modo concreto per attrezzarci” nell’attuale “lunga e indefinita fase di transizione” ed in questo contesto esso “rappresenta una forma di presenza della Chiesa e dei cattolici italiani”. Ad affermarlo, il coordinatore del Servizio Cei per il progetto culturale, Francesco Bonini, che ha introdotto oggi a Roma il 3° incontro nazionale (fino al 13 marzo) sul tema “Nel cantiere del progetto culturale” dedicato ad un bilancio dei primi dieci anni del progetto ed alle sue prospettive. “Parliamo giustamente di transizione ha osservato Bonini – Ma siamo certi che questa ‘transizione’, che dura ormai, come ha certificato lo stesso Giovanni Paolo II, da più di un decennio, è destinata a chiudersi in un equilibrio consolidato? O non piuttosto questa condizione lunga e indefinita finisce coll’essere una condizione ‘ordinaria’ di questo passaggio di secolo (o di millennio)?”. Secondo il relatore essa “impegna ad investire sulle connessioni, sui contenuti, sulle persone, sulla qualità del tessuto spirituale e culturale delle comunità ecclesiali”. Di qui “l’utilità di attrezzarci in modo adeguato. E di farlo per tempo”. In tale prospettiva “il lavoro per il progetto culturale può risultare un modo sintetico, ma assai concreto, per attrezzarci”. Esso “rappresenta una forma di ‘presenza’ della Chiesa e dei cattolici italiani”. “Altri semina, altri raccoglie ha concluso Bonini -; è certo tuttavia che questo è il tempo dell’investimento e della comunione”.