” “”Credo che il grande collaboratore di Dio è il cuore dell’uomo perché la domanda che riguarda il senso ultimo e dunque anche il mistero santo è talmente iscritta nel nostro cuore da non poter essere cancellata”. Lo ha detto il teologo mons. Bruno Forte a margine dell’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della cultura. “In fondo ha aggiunto – anche il superamento dell’ateismo moderno legato alle ideologie e connesso alle loro crisi, è un riaccendersi della domanda su Dio. Certo, ciò può avvenire in forme e modelli che vanno interpretati e che a volte possono essere anche quelli di un ripiegamento o di una ricerca di idoli. Ecco perché è necessario trovare i linguaggi adatti per suscitare un’interrogazione vera nel cuore dell’uomo e così proporre orizzonti veri di risposta che Gesù Cristo ha offerto alla chiesa e al mondo”. Secondo quanto è emerso nella ricerca promossa dal Pontificio Consiglio della cultura prima dell’Assemblea plenaria, risulta un “ritorno al sacro” che si orienta però verso forme nuove di vivere ed esprimere la fede. Perché si cerca altrove? “Perché risponde Forte – l’uomo ha sempre bisogno di qualcosa che gli appaia più immediato e più prendibile. La Chiesa non può che annunciare la verità di Dio e dunque qualcuno che al tempo stesso ti è vicino ma che anche immensamente ti trascende, che ti provoca un dono di te senza ritorno. E questo naturalmente è una sfida”. In una situazione del genere, quale chiesa può essere “credibile? “La Chiesa della carità afferma Forte – la Chiesa che testimonia l’infinita misericordia di Dio, anche attraverso l’accoglienza e la solidarietà verso i più deboli. Questo volto come quello del Signore crocifisso, sono quelli in cui nella notte del mondo risplende la luce di Dio”.