Calano nel mondo occidentale gli atei militanti ed organizzati ed aumenta l’indifferenza pratica. Perde cioè di rilevanza la questione di Dio e diminuisce il numero delle persone che frequentano la Chiesa. Insomma, è l’ascesa dell’homo indifferens che “vive di fatto come se Dio non esistesse”. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dal Pontificio Consiglio della cultura, in preparazione all’Assemblea plenaria che si svolgerà a Roma dall’11 al 13 marzo sul tema “La fede cristiana all’alba del III Millennio e la sfida della non credenza e dell’indifferenza religiosa”. “Il dramma spirituale della nostra epoca si legge nell'”Instrumentum Laboris” che raccoglie tutte le risposte ricevute e che orienterà i lavori della Plenaria è costituito dall’allontanamento silenzioso di intere popolazioni dalla pratica religiosa, e perfino da ogni riferimento alla fede. Non si tratta, come in passato, di manifestazioni isolate, legate ad alcune persone o da un’élite di intellettuali, ma di un fenomeno di massa”. Se prima l’ateismo e la non credenza erano fenomeni tipicamente maschili, urbani e propri di persone con un livello culturale medio-alto, oggi il fenomeno si estende anche alle donne. In crescita ovunque anche una nuova ricerca più spirituale che religiosa che non coincide con un ritorno alle pratiche religiose tradizionali. Si cercano cioè nuovi modi di vivere ed esprimere la religiosità, segno che “scienza e tecnologia moderne non hanno soppresso il senso religioso” nell’uomo senza però riuscire a colmarlo. (segue)