‘PAPA ROMANO’: MONS. NOSIGLIA (VICENZA), "GIUDIZI IDEOLOGICI PESANTI DI POLITICI LONTANI DALLA GENTE"

"Dàmose da fa, volemose bene, semo romani": per  mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Vicenza, "criticare questo atto di simpatia e affetto del Papa" dello scorso 26 febbraio, "con pesanti giudizi politici o ideologici e trarne spunto per attaccare i pastori della Chiesa, significa non avere la benché minima comprensione di che cosa significhi per un vescovo e un prete amare la sua comunità".  Forte dei dodici anni passati accanto a Giovanni Paolo II, come ausiliare, nella diocesi di Roma, mons. Nosiglia, in una nota diffusa oggi, non si dice stupito del fatto che, "di fronte alla richiesta di un parroco delle periferie romane, il Papa abbia voluto accontentarlo, dichiarandosi "romano" nel dialetto della gente che tanto ama e a cui in 25 anni si è legato profondamente negli affetti e nel servizio di pastore". "La lontananza dei politici dalla gente – afferma il vescovo di Vicenza – nasce proprio da questo voler interpretare tutto in chiave di contrapposizione e di schieramento avversario da combattere ad ogni costo. I rapporti umani e spirituali sono un’altra cosa e, per fortuna, chi li vive nel quotidiano, come le nostre famiglie e comunità, ha saputo apprezzare anche il gesto del Papa". "Sono certo – conclude – che il credito di fiducia della gente verso i sacerdoti e i pastori della Chiesa non sarà scalfito da inviti, che sanno di ricatto, su un terreno come quello delle risorse da offrire liberamente a chi le spende insieme alla propria vita per gli altri, nel quotidiano esercizio di un servizio che non divide buoni o cattivi, appartenenti o non al proprio partito o gruppo, alla propria nazione o ad un’altra, ma cerca solo di fare del bene a tutti senza distinzione, e di amare soprattutto chi è meno amato e più bisognoso di sostegno spirituale e materiale, qui nel nostro Paese come nel mondo intero".